Un breve aggiornamento su demenza FT e progranulina

 

 

GIOVANNA REZZONI

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 11 aprile 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Nel 2005 Alice Richards, grande comunicatrice laureata in giornalismo e impegnata in innumerevoli campagne filantropiche, divenne afasica con una grave compromissione del versante esecutivo del linguaggio, e di lì a breve le diagnosticarono una demenza fronto-temporale (FTD), come era accaduto a suo padre e a sua sorella prima di lei. Nel 2006 si scoprì che le mutazioni nel gene GRN presente sul cromosoma umano 17q21 e codificante la progranulina, proteina di secrezione di 593 aminoacidi, sono la principale causa di FTD familiare. Subito dopo fu accertato che la forma di degenerazione lobare familiare, che si era espressa nel cervello di Alice con sintomi afasici, era dovuta a una progranulina mutante. Nel 2007 muore Alice Richards e i suoi figli decidono di investire una parte ingente del patrimonio di famiglia in un consorzio di ricerca non-profit per lo studio della progranulina e della FTD, che prenderà il nome di Bluefield Project dal nome della residenza di Alice in Virginia.

Da allora, decine di milioni di dollari sono stati investiti nella ricerca sulle forme familiari di FTD, determinando una svolta decisiva nelle conoscenze neurobiologiche su questa malattia. Bradley Boeve, neurologo impegnato nella ricerca sulle basi della demenza presso la Mayo Clinic ha recentemente dichiarato che Bluefield ha avuto un impatto realmente trasformativo sulla ricerca degli ultimi 10-15 anni. Lo studio della demenza frontotemporale familiare dovuta a mutazioni nel gene della progranulina (FTD-GRN) ha evidenziato una peculiarità di questa patologia: in altre malattie neurodegenerative genetiche – quali le forme familiari della malattia di Alzheimer e della malattia di Huntington – le mutazioni diffondono la produzione di proteine tossiche che generano complesse cascate di reazioni, mentre le mutazioni responsabili della FTD-GRN bloccano la produzione della progranulina, come appare evidente dalla riduzione a meno della metà dei livelli della proteina nei portatori rispetto ai non portatori delle mutazioni.

Questa peculiarità ha indotto molti ricercatori a considerare la FTD-GRN, nell’ambito delle malattie neurodegenerative, come la più abbordabile, basandosi sulla potenzialità terapeutica di un semplice principio razionale: alzare i livelli di progranulina nel cervello.

Confidando su questa possibilità, sono stati lanciati 6 trial clinici per testare l’efficacia di altrettante terapie finalizzate ad accrescere il livello di progranulina in pazienti diagnosticati di FTD-GRN. Ricercatori di case farmaceutiche speravano anche nelle proprietà anti-infiammatorie di un agente progranulin-boosting che, ipotizzavano, potenzialmente efficace anche in forme di malattia di Alzheimer, di malattia di Parkinson, di FTD, di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), associata o meno a FTD, causate da mutazioni di altri geni o senza una causa genetica accertata.

Non tutto è andato come si sperava. Nell’ottobre 2025, un importante trial di una molecola “progranulina-potenziante”, ha registrato l’inefficacia del nuovo farmaco nel rallentare la progressione della malattia. Lo scorso febbraio è stata interrotta la sperimentazione clinica di una terapia genica basata sull’invio al cervello di molecole di progranulina non mutate, per mancanza di effetti terapeutici rilevabili.

Una delle missioni dei ricercatori del Bluefield Project consiste nella definizione dei ruoli fisiologici della progranulina. Alcuni studi, in base ad evidenze sperimentali, hanno rilevato l’intervento attivo della proteina nella riparazione delle ferite e alcune evidenze indicano un suo possibile intervento nella crescita tumorale. I suoi ruoli nel sistema nervoso centrale, dove è espressa dai neuroni e dalla microglia, sono ancora in massima parte sconosciuti.

Alla UCSF (University of California at San Francisco), Farese e Huang hanno creato linee di topi che non producono progranulina o ne producono quantità minime. Questi topi all’età di un anno – che corrisponde alla nostra mezza età – sviluppavano infiammazione del talamo; segni infiammatori talamici sono stati poi rilevati in scansioni di risonanza magnetica cerebrale di pazienti affetti da FTD-GRN.

I topi con deficit di progranulina, invecchiando, presentavano deficit di equilibrio e coordinazione, e spesso cadevano in un grooming compulsivo; giunti intorno ai 19 mesi non sembravano più in grado di sopravvivere, pur non presentando i segni della patologia neurodegenerativa umana.

Un esperimento condotto da Huang[1] e colleghi su questi topi si è rivelato molto istruttivo: l’iniezione di una tossina usata per indurre neurodegenerazione produceva nel loro cervello un’infiammazione molto più grave e una perdita di neuroni di gran lunga maggiore di quella che si aveva negli animali di controllo. Ma l’aspetto più impressionante era dato dalla reazione della microglia che diventava aggressiva verso i neuroni eliminando indiscriminatamente una grande quantità di sinapsi. Su questa base, gli esperimenti di Li Gan e collaboratori dimostrarono che la delezione di progranulina dalla microglia è da sola in grado di produrre gravi stati patologici cerebrali.

Un’acquisizione importante sulla progranulina si ebbe nel 2012, quando due fratelli la cui famiglia aveva origine norditaliana – un’area di alta endemia di FTD – svilupparono una grave malattia neurodegenerativa fatale, la lipofuscinosi ceroide neuronale[2]. In questa malattia un difetto lisosomiale portava l’accumulo di lipidi nel cervello e nella retina: entrambi i fratelli avevano ereditato una mutazione in entrambi gli alleli GRN. Da questa osservazione si segue la pista della ricerca sul ruolo di lisosomi e lipidi cerebrali nella FTD-GRN.

Su questa base si accertò che persone portatrici eterozigoti di mutazioni della progranulina presentavano un accumulo anomalo di cataboliti lipidici in cellule cerebrali e retiniche. Rademakers e colleghi dimostrarono che è la sortilina a veicolare la progranulina ai lisosomi, dove viene scissa in piccoli peptidi, le granuline, che intervengono nel riciclo lipidico. Il deficit di progranulina determina prevalentemente l’accumulo di gangliosidi, come è stato accertato dal gruppo di Farese, esperto del metabolismo lipidico.

Un decennio dopo la fondazione del Bluefield Project è emersa un’ipotesi circa l’eziopatogenesi della FTD da progranulina mutata: i lisosomi indeboliti dall’età disfunzionano consentendo l’accumulo di metaboliti lipidici; la microglia patologica, invece di andare in aiuto dei neuroni stressati, attacca le sinapsi e rilascia citochine infiammatorie; TDP-43, invece di rimanere localizzata nel nucleo, si aggrega e si diffonde causando il tipico danno neuronico.

Dettagliare tutti i passi della ricerca seguente richiederebbe uno spazio incompatibile con le esigenze delle nostre “Note e Notizie”, pertanto ci limiteremo a riportare in estrema sintesi gli elementi salienti dello stato attuale degli studi.

La sperimentazione clinica in atto sta ancora valutando la possibilità di aumentare la progranulina fisiologica nel cervello dei pazienti, con strategie diverse: bloccando con anticorpi o piccole molecole la sortilina o adottando la terapia genica con virus adeno-associati (AAV).

Lavorando secondo la ratio adottata da Gan e colleghi, Alessandra Biffi e collaboratori dell’Università di Padova hanno iniettato precursori di cellule microgliali ingegnerizzate in circolo o direttamente nel cervello, rilevando che con entrambe le procedure si aveva il ristoro dei lisosomi deficitari e si eliminava il comportamento patologico dei topi mancanti di progranulina.

Gan e colleghi stanno testando la loro microglia iper-esprimente progranulina in modelli di altre malattie; Sara Naguib, ricercatrice dello stesso team, ha riportato al meeting in San Diego della Society for Neuroscience, nel novembre 2025, che in modelli murini di Parkinson il trapianto generava sollievo dei sintomi motori associati all’alfa-sinucleina.

È evidente che c’è ancora molto da studiare per giungere alla soluzione di tutti i problemi che ancora impediscono un trattamento efficace della FTD-GRN, ma è altrettanto evidente che, a differenza di quanto accade per altre malattie neurodegenerative, sembra che in questo caso la via che rimane da percorrere sia ormai spianata e che il traguardo, anche se non vicino, sia ben evidente.

 

L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Giovanna Rezzoni

BM&L-11 aprile 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Huang è attualmente alla Washington University di St. Louis, dove ha lavorato Rita Levi-Montalcini.

[2] Le lipofuscinosi ceroidi o ceroidolipofuscinosi neuronali (NCL) sono malattie ereditarie lisosomiali caratterizzate dalla mancata degradazione di ceroido-lipofuscine con conseguente accumulo nei neuroni e sviluppo di una patologia neurodegenerativa progressiva.